Bedizzole, soppresso il toro che ha ucciso l’allevatore Remo Filippini
Dopo l’aggressione mortale di giovedì sera, il bovino era stato giudicato pericoloso. Ferito anche il figlio della vittima dopo la tragedia
È stato abbattuto nella mattinata di venerdì il toro che, poche ore prima, aveva aggredito mortalmente Remo Filippini, 74enne allevatore di San Vito di Bedizzole. L’animale, ritenuto ormai di comprovata pericolosità, è stato infatti soppresso da personale specializzato secondo quanto disposto dalla magistratura.
La tragedia si era consumata giovedì sera all’interno dell’azienda agricola gestita da Filippini insieme ai figli Enrico e Annabella. L’allevatore si trovava nel recinto dove erano presenti due tori quando, per cause ancora da chiarire, uno degli animali lo ha improvvisamente caricato e incornato, quindi colpito nuovamente mentre si trovava a terra.
La situazione è rimasta critica anche dopo l’aggressione in quanto per quasi due ore è stato necessario attendere prima di riuscire a mettere in sicurezza l’area e riportare il toro nella stalla; solo a quel punto i soccorritori hanno potuto avvicinarsi alla vittima e verificare le sue condizioni. Sul posto erano intervenuti l’automedica, un’ambulanza del Cosp di Bedizzole e i Vigili del fuoco, ma per Filippini non c’era ormai più nulla da fare.
A rendere ancora più evidente la pericolosità dell’animale è stato ciò che è accaduto durante le operazioni successive all’attacco, quando il toro ha reagito anche nei confronti delle persone intervenute, ferendo lievemente il figlio della vittima.
Alla luce del rischio concreto per l’incolumità delle persone, è quindi arrivato il provvedimento per la soppressione: in situazioni di pericolo imminente, l’abbattimento d’urgenza può trovare fondamento nell’articolo 54 del Codice penale, relativo allo stato di necessità e alla salvaguardia propria o altrui da un grave pericolo per la persona.