Sicurezza sul lavoro, 15 morti in sei mesi nel bresciano: allarme infortuni e malattie professionali
Nel primo semestre 2026 aumentano del 6% le denunce di infortunio e del 14,7% le malattie professionali in provincia
La provincia di Brescia registra un bilancio sempre più preoccupante sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Da gennaio a giugno 2026 sono stati 15 i lavoratori che hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, contro i 12 dello stesso periodo del 2025, mentre crescono anche gli infortuni denunciati e le malattie professionali. Numeri che riportano al centro dell’attenzione il tema della prevenzione in occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa da ANMIL e celebrata oggi, domenica 11 ottobre.
Il quadro provinciale restituisce una situazione che richiede interventi concreti e continuativi. Nei primi sei mesi dell’anno, le denunce di infortunio nel Bresciano hanno superato quota 8mila, facendo segnare un incremento del 6% rispetto al primo semestre del 2025. Ancora più marcato l’aumento delle malattie professionali: i casi denunciati sono arrivati a 679, con una crescita del 14,7%, un andamento che evidenzia come il problema non riguardi soltanto gli incidenti mortali, ma coinvolga anche la sicurezza quotidiana, le condizioni operative e le conseguenze sulla salute di chi lavora.
Lombardia prima in Italia per morti sul lavoro
La situazione della provincia si inserisce in un contesto regionale altrettanto critico. Secondo i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, elaborati sulla base delle rilevazioni Inail, la Lombardia è la regione con il maggior numero di decessi avvenuti durante il lavoro nei primi sette mesi del 2026, quando le vittime sono state 66. Al secondo posto si colloca il Veneto, con 44 morti.
Anche il dato relativo agli infortuni conferma la portata del fenomeno. In Lombardia, nel primo semestre dell’anno, sono state presentate oltre 60mila denunce di infortunio, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025.
In Italia 595 vittime nei primi sette mesi del 2026
A livello nazionale, da gennaio a luglio si contano 595 morti legate al lavoro: 430 decessi si sono verificati durante l’attività lavorativa, mentre altri 165 sono avvenuti in itinere, ossia nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Nello stesso periodo del 2025 le vittime erano state 607. La flessione del 2% rappresenta un calo contenuto, che non consente di considerare superate le criticità legate alla sicurezza.
Preoccupa anche il numero complessivo degli infortuni denunciati, arrivato a 368.085 a fine luglio, con un aumento del 5,3% su base annua. A registrare il maggior numero di denunce sono le attività manifatturiere, con 41.778 casi, seguite dai settori delle costruzioni, della sanità, del commercio e del trasporto e magazzinaggio.
Età e provenienza tra i fattori di rischio
L’analisi dell’Osservatorio Vega mette in luce differenze significative anche in relazione all’età dei lavoratori. Gli over 65 presentano l’incidenza di mortalità più elevata, pari a 55,4 decessi ogni milione di occupati; in termini assoluti, invece, la fascia tra i 55 e i 64 anni è quella che registra il maggior numero di vittime, con 153 morti durante il lavoro sui 430 complessivi.
Particolarmente delicata anche la situazione dei lavoratori stranieri. Nei primi sette mesi del 2026 sono stati 169 quelli deceduti, di cui 121 durante l’attività lavorativa e 48 nel tragitto casa-lavoro. L’incidenza della mortalità raggiunge 46,8 decessi ogni milione di occupati stranieri, a fronte dei 14,4 registrati tra i lavoratori italiani.
Dati che richiamano la necessità di garantire formazione comprensibile ed efficace, adeguata alle mansioni svolte e alle diverse condizioni operative, con particolare attenzione alle persone maggiormente esposte ai rischi.