Si aggiorna di un nuovo capitolo presso la Corte di Assise di Brescia il processo che vede coinvolto Petrit Gega, 53enne albanese, accusato dell'omicidio del connazionale 33enne Alfonso Kola a seguito dei fatti avvenuti il 31 maggio del 2023 a Calcinatello.

Un episodio questo che aveva fatto il giro dei media nazionali in particolare per le dichiarazioni di Gega a seguito dell'arresto avvenuto l'indomani da parte dei carabinieri presso la sua abitazione di Lonato, quando aveva spiegato al Gip di aver agito spinto dalle voci che sentiva e perché si era trovato davanti "il diavolo".

Una tesi questa smentita dalla Procura, in quanto si era ritenuto che l'aggressione fosse sfociata a seguito di una rivalità familiare culminata con un regolamento di conti: il tutto pare essere confermato anche dal racconto durante l'udienza dal fratello, il quale ha spiegato che il 53enne quando si trovava in Albania aveva già sparato ad un cugino per poi aggredire un altro membro della famiglia.

Comportamenti aggressivi, spiegati attraverso la diagnosi di disturbo aggressivo della personalità dovuto all'abuso di alcol, che sono culminati infine presso la frazione di Calcinato, quando il soggetto, secondo il Pm, si era recato al bar Papagal armato di coltello per uccidere il connazionale, dandosi in seguito alla fuga.

Momenti questi, come riportato dal Giornale di Brescia, rivissuti in aula da una delle dipendenti del bar chiamata a testimoniare, la quale ha raccontato di aver visto Gega colpire ripetutamente la vittima con l'arma, mentre il fratello ha raccontato che nei giorni precedenti all'omicidio aveva sfondato il parabrezza della vittima con una mazza.

A difendere l'uomo è infine intervenuta la moglie, che ha raccontato di episodi pregressi in cui aveva spiegato di vedere gli spiriti, tanto da decidere di rivolgersi ad un sacerdote per essere esorcizzato.

In attesa delle prossime udienze, fissate il 24 marzo e il 17 aprile, Gega continua ad essere tenuto in osservazione psichiatrica presso il carcere di Monza.