Come tutti ormai ben sappiamo, l’Italia è il primo Paese al mondo per distacco in quanto a risorse culturali presenti sul territorio nazionale, invidiata da ogni nazione per le potenzialità che potrebbe essere in grado di concretizzare in quest’ambito in cui da sempre la fa da padrone.

Il turismo nostrano vale infatti circa il 7,0% del PIL e il 7,1% degli occupati (quasi 1,7 milioni di addetti): includendo effetti diretti e indiretti, riesce a generare quasi il 14% del valore aggiunto totale e dell’occupazione (dati aggiornati al 2019).

Proprio per questo motivo, risulta ancora più stonante la notizia emersa in settimana che vede il Belpaese non privo di problematiche dal punto di vista del turismo, in quanto classificatosi solo al decimo posto nella classifica complessiva dell’ultimo rapporto del turismo presentato durante World Economic Forum Annual Meeting 2022 di Davos.

Sono in particolare due le aree individuate come critiche per quanto concerne il turismo italiano, vale a dire la competitività sui prezzi, dove si classifica addirittura al 100esimo posto al mondo, e la pressione della domanda di viaggi, attestandosi al 91esimo posto. Una condizione non certamente accettabile questa, a maggior ragione visto il ruolo decisivo che gioca il comparto in questo momento di difficoltà economiche, essendo di fatto uno dei principali motori dell’economia nazionale.

Importanti problemi dalla non facile soluzione, in quanto di natura strutturale e organizzativa, che vedono altri Paesi ottenere risultati migliori di fronte a patrimoni non certo paragonabili al nostro: basti pensare che, dopo il podio conquistato da Giappone, Stati Uniti e Spagna, nelle posizioni che precedono l’Italia sono presenti Francia, Germania, Svizzera, Australia, Regno Unito e Singapore. (...)

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