Tra i temi più scottanti dell’attualità sul territorio gardesano resta il fenomeno del sovraffollamento turistico, il cui impatto è sempre più visibile soprattutto dopo la pandemia e la riscoperta dei luoghi più vicini a casa rispetto alle province limitrofe, così come l’ampliamento dei mercati turistici internazionali come quelli americani e asiatici.

Raggiunta oggi una visibilità e un apprezzamento di alto livello in tutto il mondo, il Garda spesso vede spesso scontrarsi la necessità di puntare sull’indotto economico del circuito turistico, vero e proprio motore del territorio, e il grado di vivibilità e soddisfazione dei propri residenti a fronte delle numerose presenze.

I dati dell’Osservatorio sul Turismo del Garda e l’Università Cattolica del Sacro Cuore raccolti nel report sui risultati del 2023 evidenziano infatti due aspetti in particolare: la scarsa soddisfazione dei visitatori per il trasporto collettivo e la richiesta di tenere alto l’impegno nella tutela dell’ambiente.

“Un serio impegno nello sviluppo del trasporto collettivo, attualmente depresso da una motorizzazione individuale fuori controllo, e una tutela dell’ambiente che vada oltre interventi di routine sono condizioni da soddisfare per il benessere del territorio – dichiarano dal circolo di Legambiente Per il Garda di Sirmione – Condizioni necessarie, ma alla luce dei fatti lontane dalle agende politiche degli amministratori, non solo pensando al turismo.”

L’analisi rispetto a consumo di suolo ed edificazione

Secondo Legambiente, l’eccessiva presenza di turismo – solo nel 2023 il Garda ha visto 9 milioni di turisti, 25 milioni in tutto il bacino – fa il paio con lo sviluppo che il Garda ha segnato in questi ultimi decenni. Pensando infatti al consumo di suolo, va sottolineato che i comuni rivieraschi del Garda bresciano hanno avuto un incremento di consumo di suolo del 6,5% tra il 2006 e il 2022, un dato leggermente superiore a quello medio della provincia di Brescia (+6,3%), e significativamente più alto di quello medio regionale (+5,3%).

Negli ultimi sedici anni dal primo rilevamento effettuato da ISPRA nel 2006 sono andati perduti 276 ettari di suolo, una perdita in gran parte concentrata in due soli comuni: Desenzano e Lonato, che presentano un dato di crescita del consumo di suolo decisamente più alto della media e che, da soli, rappresentano ben il 71% del consumo di suolo di tutti i comuni rivieraschi nel periodo indicato.

“Sono anni che denunciamo l’eccessiva edificazione, che va per forza di cose ad aggiungersi ai problemi idrogeologici. I problemi relativi all’ultima frana di Salò, che ha praticamente bloccato la gardesana per quasi una settimana, sono stati aggravati da un aumento della congestione stradale che in situazione di difficoltà non è stato possibile smaltire – proseguono dal Circolo –. L’offerta edilizia residenziale e alberghiera non è compatibile con l’attuale tasso di motorizzazione individuale e con la capacità delle strade. Sono aumentati i residenti, i proprietari di seconde case e i turisti: il problema non potrà che peggiorare. Solo a Salò entro l’estate si aggiungeranno quattrocento posti letto alberghieri alle Versine e entro breve altri mille per il recupero turistico alberghiero della fonte Tavina. A Gargnano si lavora di notte per finire una nuova struttura alberghiera da circa quattrocento posti letto, dati che lasciano supporre la presenza di altri duemila veicoli su un sistema viabilistico che già non riceve adesso. Se poi pensiamo che l’intento dei nostri amministratori è creare nuove attrazioni turistiche il gioco e fatto: il territorio del Garda è ormai oltre la saturazione

Un grido d’allarme che orienta il dibattito non solo, o non più, sulle aspirazioni e sulla soddisfazione del turista, ma che rimette sul piatto anche la pianificazione urbanistica e di rigenerazione urbana legata alla qualità della vita dei residenti e alle esigenze di tutelare l’ambiente naturale.