Sirmione chiama e il mondo dei talenti e della creatività raccoglie la sfida: la Sirmione Photo Residency, al suo secondo anno, registra un successo straordinario con 283 fotografi delle più svariate parti del mondo che si candidano a “raccontare” Sirmione.

Mentre è in pubblicazione il libro fotografico di Davide Greco, protagonista della prima edizione della Residency sirmionese, è ora in arrivo Simona Ghizzoni, la fotografa selezionata per realizzare un originale progetto fotografico dedicato al mondo della Penisola, che si rivela una volta di più un cosmo inesauribile di cultura, storia, natura, paesaggio e persone da esplorare attraverso nuove invenzioni artistiche.

La fotografa ha in mente una chiara idea del progetto che realizzerà a Sirmione: “Gran parte della mia pratica artistica racconta il legame tra essere umano e ambiente, riattualizzando le radici storiche e mitiche del territorio. In questo quadro si inserisce l’idea progettuale per Sirmione Photo Residency. Il lago di Garda è uno scrigno prezioso di leggende e tradizioni legate all’acqua: Sirmione è, etimologicamente, il rifugio sull’acqua; la relazione tra natura del territorio e abitanti è parte fondamentale di questa indagine. Attraverso la ricerca sul campo e la partecipazione di un gruppo di residenti, vorrei dunque produrre una rilettura immaginaria del luogo in tre capitoli: il ritratto e la natura morta in mise-en scène, il paesaggio e un erbario delle piante tradizionali”.

Simona Ghizzoni sarà quindi per due settimane sul Lago di Garda e svilupperà in piena autonomia un progetto fotografico che riesca a catturare e raccontare la bellezza di Sirmione: “La Sirmione Photo Residency nasce dal desiderio di far raccontare la propria comunità ogni volta con occhi diversi: occhi di fotografi impegnati in un lavoro strutturato per cogliere pure aspetti inediti e quindi in grado di restituire un’immagine originale di Sirmione e della sua comunità. La Sirmione Photo Residency si caratterizza per la grande libertà che è concessa ai fotografi partecipanti nell’immaginare, proporre e realizzare il proprio progetto” così Mauro Carrozza, vicesindaco e assessore alla Cultura. “Aggiungo che passare da 99 candidati a quasi 300 in una sola edizione è un risultato davvero straordinario che ci entusiasma e ci motiva”.

La cultura, la storia e l'atmosfera di Sirmione fanno da sempre presa immediata nella sensibilità degli artisti che qui trovano un ambiente fertile, aperto e accogliente nei confronti di idee innovative disposte a misurarsi con iniziative di respiro internazionale.

“Quest’anno la risposta alla nostra Sirmione Photo Residency è stata sorprendente! Abbiamo avuto quasi 300 candidati, provenienti da tutto il mondo e con approcci fotografici molto diversi. È molto stimolante per noi vedere quanto sia vivace e vario il mondo della fotografia e quanti fotografi siano interessati a lavorare per due settimane a Sirmione su un proprio progetto fotografico” così Andréa Holzherr, Global Exhibitions Director and curator di Magnum Photos e presidente di giuria della Sirmione Photo Residency nell’annunciare il nome di Simona Ghizzoni, dopo una fase di selezione molto attenta ed impegnativa.

Simona Ghizzoni e i suoi progetti

Simona Ghizzoni, classe 1977, è fotografa e attivista visuale per i diritti delle donne. Il suo lavoro è fortemente radicato nel vissuto personale, reinterpretato attraverso la fotografia. La sua produzione ruota attorno a due grandi filoni, che spesso si intersecano: la dimensione sociale della donna e la dimensione privata dell’autoritratto.

Due volte insignita del World Press Photo per i suoi lavori sulla condizione femminile, ha ricevuto numerosi premi: Poyi, The Aftermath Project, Burn Magazine Emerging Photographer Grant, BBC Arabic Film and Documentary Festival, Margaret Mead Film Festival, Sony World Photography Award, tra gli altri. Nel 2022 è stata presidente di giuria per l’Europa al World Press Photo.

Simona Ghizzoni descrive così il progetto Isola con cui è stata selezionata: “Nel 2020 all’inizio della pandemia, ho deciso di tornare nella casa che apparteneva alla mia famiglia materna, sull’Appennino reggiano, cercando di comprendere se ci fosse, nonostante tutto, un filo rosso che unisse mia madre, me come nuova madre e la terra in cui sono cresciuta.

Sono nata in una famiglia di origini contadine, la vita stessa della mia famiglia è dipesa dalla natura, quella natura da cui per anni ho sentito con dolore la lontananza. Dal marzo del 2020, attraversando altri territori e altre case alla ricerca che ancora non ha una conclusione di un posto che sia il mio, questo filo rosso è diventato un’ossessione e ho scoperto che gran parte del mio lavoro nasce proprio da questa nostalgia delle mie origini. Isola parla, attraverso autoritratto, staged photography e immagini di documentazione quotidiana, di me, della mia nuova famiglia e della ricerca di una riconnessione con la terra e con le mie radici”.