Emergono nuovi dettagli in merito al caso dell'omicidio di Nerina Fontana, 72enne uccisa a calci e pugni dal figlio Ruben Andreoli lo scorso 15 settembre al culmine di un litigio presso la sua abitazione a Sirmione.

Nell'ambito del processo è stata infatti depositata la testimonianza dei familiari della vittima, tra cui la cognata e la moglie dell'ex magazziniere 46enne, grazie alle quali è stata confermata la situazione di tensione familiare che si stava vivendo nell'ultimo periodo.

La stessa cognata era infatti giunta sul luogo dell'omicidio in quanto chiamata da Andreoli, trovandolo insieme ai sanitari e con la madre distesa a terra sul terrazzo, pensando inizialmente ad un malore. In seguito è stata fondamentale la testimonianza dei vicini di casa per ricostruire la dinamica, i quali avevano tentato di fermare l'uomo mentre si stava accanendo contro l'anziana.

Come specificato dalla cognata, Nerina non voleva che il proprio conto corrente fosse controllato dal figlio, temendo che fosse svuotato dal figlio in vista di un possibile trasferimento in Ucraina con la moglie: usa situazione che l'aveva portata a decidere di modificare gli intestatari della polizza sulla vita, togliendo la nuora a beneficio del fratello e del nipote.

La stessa compagna di Andreoli, presente all'interno dell'abitazione durante l'aggressione, ha confermato le tensioni tra i due in vista di un possibile trasferimento della coppia, sfociate infine nella lite culminata nel tragico e violento epilogo.

Dopo aver raccolto le testimonianze, la Corte d'Assise ha quindi disposto una perizia psichiatrica nei confronti dell'uomo, il quale sarà ascoltato in aula il prossimo 25 marzo.