Tornano a far sentire la propria voce i pescatori professionisti del Garda, impegnati oggi in una nuova protesta contro la decisione dal Ministero della Transizione ecologica di non autorizzare l’immissione di nuove uova di coregone lavarello nelle acque benacensi.

Tanti i professionisti unitisi nella protesta organizzata in mattinata a Salò, località scelta in quanto sede della Comunità del Garda, a cui si appellano per mediare le realtà coinvolte nella delicata questione già da tempo denunciata anche a mezzo stampa, come avvenuto anche lo scorso settembre con la conferenza allestita presso l'incubatoio ittico di Desenzano.

Giunti sul lungolago con imbarcazioni e mezzi propri, è questo l'ennesimo tentativo per sensibilizzare le autorità preposte sulla situazione, decisamente critica visto come il coregone rappresenti il 70/80% del pescato sul Garda, oltre ad essere uno dei principali simboli dell'enogastronomia locale.

Se infatti non arriverà il dietrofront da parte del Ministero, il rischio è quello di vedere scomparire per sempre una specie presente nel lago ormai da 150 anni, ma anche e soprattutto una realtà storica come i pescatori professionisti, icona della tradizione e della cultura benacense.

Di recente anche Confesercenti si era esposta sulla questione, dichiarando attraverso una nota stampa come il divieto di immissione di nuovi esemplari "oltre a causare danni per l’economia locale e nazionale, mette a repentaglio l’ecosistema, ormai più che centenario, venutosi a creare nelle acque gardesane. È praticamente parte fondamentale della cultura enogastronomica del Garda e rappresenta il principale mezzo di sostentamento dei pescatori lacustri. Il coregone è anche cultura enogastronomica ed eccellenza".