Salò, morte di Greta e Umberto: la Corte d’Appello riesamina la confisca del motoscafo
Chiesta una nuova perizia sui fari del Riva “Orso” dopo l’annullamento della Cassazione: il 26 gennaio il verdetto tecnico
A quasi cinque anni dalla notte in cui Greta Nedrotti e Umberto Garzarella persero la vita nelle acque del Salò, la vicenda giudiziaria torna in aula per un aspetto rimasto ancora in sospeso, ovvero la sorte del motoscafo Riva “Orso” su cui viaggiavano Kassen e Teismann.
La Corte d’Appello di Brescia ha infatti avviato un nuovo procedimento circoscritto esclusivamente alla confisca dell’imbarcazione, dopo che la Cassazione ha richiesto ulteriori verifiche tecniche.
Le responsabilità penali dei due imputati, Patrick Kassen e Christian Teismann, non sono più in discussione: il primo, che guidava il motoscafo la notte dell’impatto, sta scontando una condanna a quattro anni e mezzo, mentre il secondo, proprietario del Riva, a due anni e undici mesi. Ciò che resta da accertare, secondo i giudici di legittimità, è se l’imbarcazione fosse realmente pericolosa al punto da giustificarne la confisca.
Al centro del nuovo accertamento istruttorio figura la questione dei fari di navigazione: le luci rosse e verdi, obbligatorie sulle imbarcazioni, erano realmente omologate? E soprattutto: la loro scarsa visibilità può aver contribuito al tragico scontro, oppure l’innalzamento della prua del motoscafo avrebbe comunque impedito di vederle? È su questi interrogativi che dovrà pronunciarsi la perizia appena disposta dai giudici.
L’udienza è stata aggiornata al 26 gennaio, data entro la quale sarà disponibile il responso tecnico. Solo allora la Corte potrà stabilire se il Riva “Orso” fosse intrinsecamente pericoloso, come sostenuto in precedenza, o se le condizioni che portarono al sinistro vadano ricondotte unicamente alla condotta dei due imputati.