Riva-Arco: famiglia nomade rischia lo sgombero, la politica dibatte
Una grossa famiglia residente da più di dieci anni in un campo nomadi dovrà lasciare il posto a un cantiere, si cercano delle soluzioni.
Una grande famiglia patriarcale, con cinque figli e dodici nipoti, acquartierata ormai da più di dieci anni in una serie di roulotte, presso il campo nomadi di Riva del Garda, situato in via Sant’Andrea e sprovvisto di allacci elettrici e idrici, dovrà presto lasciare il proprio luogo di residenza, destinato a diventare un cantiere per i lavori d’ampliamento dell’adiacente zona commerciale. I membri più giovani della famiglia frequentano le scuole ad Arco, mentre i più grandi lavorano sparsi per la zona dell’alto Garda.
Della questione si è interessata Lucia Coppola, consigliere provinciale di Trento: “Sono state proposte delle alternative, respinte a ragione dalla famiglia. Se accettassero il trasferimento prospettato nei campi di Trento e Rovereto, chi lavora dovrebbe cercarsi un’altra occupazione e i bambini, ben integrati a scuola, sarebbero completamente sradicati. Il nucleo familiare non chiede molto: una piazzola fornita di acqua e elettricità, di cui pagherebbero le utenze. Il Sindaco di Riva del Garda pare sia stato categorico, si procederà con lo sgombero dell’area se la famiglia non accetterà la destinazione proposta. Io credo che, con un po’ di buona volontà e umanità, tra Riva e Arco un luogo si possa trovare”.
Tommaso Ulivieri, consigliere comunale delegato, è andato a trovare la famiglia nei giorni scorsi e commenta: “Mi hanno spiegato le motivazioni per le quali non possono spostarsi a Rovereto o Trento. Credo che questa vicenda possa diventare occasione per prendere atto che quello è un tipo di insediamento che non può essere mantenuto. Una questione che, se affrontata tutti insieme, possiamo risolvere: da parte di Arco c'è buona disponibilità per collaborare, anche se ritengo che il tema sia sovracomunale e che serva la collaborazione di più realtà”.