Riva del Garda: l'omicidio dell'anziana Maria Skvor pone l'accento sul tema dell'assistenza familiare
Evidenziato un estremo disagio psicologico da parte della donna dopo anni di difficoltà e solitudine nel gestire la situazione
Un dramma familiare che ha generato importanti riflessioni da parte di cittadini e amministratori del territorio sul tema dell'assistenza familiare quello relativo all'omicidio di Maria Skvor, anziana di 91 anni uccisa dalla figlia 62enne Francesca Rozza presso la loro abitazione di Riva del Garda.
Dietro la tragedia ci sarebbe infatti una situazione di stanchezza ed estremo disagio psicologico culminata con un inatteso evento violento che la stessa donna ha denunciato ai carabinieri: in base a quanto emerso, avrebbe ucciso la madre nel sonno colpendola alla testa con un oggetto contundente, probabilmente una lampada posta vicino al letto su cui il personale della scientifica ha rinvenuto tracce di sangue, per poi tentare invano di togliersi la vita.
Un contesto di sofferenza psichica degenerato dopo anni di assistenza domiciliare quello tratteggiato dagli avvocati della donna Nicola Canestrini e Giovanni Guarini: al momento ancora in stato confusionale, la 62enne è stata trasferita dal carcere di Spini di Gardolo all'ospedale Santa Chiara di Trento, dove i medici hanno elaborato un referto che evidenzia il trauma psicologico di cui è affetta.
Tra il totale isolamento domestico e una condizione psicologica drasticamente peggiorata negli ultimi mesi, i legali hanno sottolineato come la tragedia sia stata provocata da "una mente annientata dal dolore e dalla solitudine", il tutto gravato dall'impossibilità di trovare alternative per assicurare l'assistenza quotidiana all'anziana madre, portando così ad una situazione "pietosa"
A seguito del dramma sul tema è intervenuta anche la sindaca di Riva Cristina Santi, la quale si è così espressa tramite una nota: "Un evento molto tragico che scuote la comunità e ci pone diversi interrogativi, il primo su tutti se viene fatto abbastanza per dare sostegno a queste famiglie in difficoltà. Il caregiver si prende cura di familiari non autosufficienti spesso malati, anziani o disabili, è una figura invisibile e silenziosa, che deve essere fortemente sostenuta e supportata dalle politiche pubbliche, per evitare che lo sconforto, il senso di impotenza ed abbandono sfocino in veri e propri drammi come quello consumato l'altra notte. Esprimo con dolore il cordoglio mio personale e di tutta l'amministrazione comunale per una tragedia che evidenzia una situazione di profondo disagio, che va affrontata in modo trasversale ai vari livelli istituzionali perché purtroppo il bisogno di assistenza è crescente in una comunità che invecchia ed è sempre più sola e indifferente".