Il bacino padano continua a essere una delle zone più problematiche d’Europa per la qualità dell’aria, vittima in particolare delle caratteristiche del territorio che vedono poche correnti d'aria, frequenti inversioni termiche e accumulo di inquinanti per il ristagno dell'aria.

La conferma, con un aggiornamento sull'attuale situazione in tutto il territorio italiano, arriva dal nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, diffuso nelle ultime ore.

Secondo Legambiente, la geografia dell’inquinamento è cambiata negli ultimi anni: se in passato le maggiori criticità si concentravano soprattutto nelle grandi città, oggi anche centri medi, piccoli comuni e aree rurali registrano livelli elevati di smog. Un fenomeno legato non solo al traffico e al riscaldamento domestico, ma anche al peso crescente dell’agricoltura intensiva, che richiede politiche mirate e risorse adeguate.

"I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti - dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente -. È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il Governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 - e per tutto il prossimo triennio - le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano non va nella giusta direzione".

La situazione tra Brescia, Verona e Trento

All’interno di questo contesto complesso, il territorio del Lago di Garda presenta però situazioni differenti tra le province che lo circondano, con le città di Brescia, Verona e Trento che mostrano andamenti diversi.

A livello nazionale, nel 2025 sono scesi a 13 i capoluoghi che hanno superato per oltre 35 giorni il limite giornaliero di PM10. Un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti, che segnala un calo degli sforamenti ma non un vero cambio di rotta. Guardando ai nuovi limiti europei che entreranno in vigore dal 2030, oltre metà delle città italiane risulterebbe oggi fuori norma per il PM10 e quasi tre quarti per il PM2.5.

Nel confronto tra le aree gardesane, Brescia non compare tra le città indicate dal report come più critiche e non è segnalata tra quelle più lontane dagli obiettivi europei del 2030. Un elemento che colloca il capoluogo lombardo in una posizione relativamente più favorevole rispetto ad altre realtà del bacino padano, pur restando inserito in un’area complessivamente fragile dal punto di vista ambientale.

Più complessa la situazione di Verona, la peggiore tra le città venete, che rientra così tra le più distanti dal traguardo del 2030 per quanto riguarda il PM10 e che, mantenendo l’attuale ritmo di riduzione, rischia di restare oltre i nuovi limiti europei.

Trento, infine, è indicata tra le città che, pur partendo da valori ancora superiori alle soglie future, sono sulla traiettoria giusta per rispettare i parametri europei entro il 2030. Un dato positivo che mostra come politiche locali più efficaci possano produrre risultati anche in un contesto geografico complesso come quello del Nord Italia.

Da Legambiente la richiesta di interventi mirati

Secondo Legambiente, per migliorare davvero la qualità dell’aria nel bacino padano servono interventi più incisivi su traffico, riscaldamento, industria e agricoltura, una sfida ormai sempre più urgente che resta centrale anche nel territorio benacense.

"Serve un cambio di passo - ribadisce il direttore generale Zampetti - investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi".