Puegnago, omicidio di Santina Delai: la Procura chiede l’ergastolo per il figlio Mauro Pedrotti
Secondo l’accusa il delitto sarebbe stato premeditato e aggravato dal legame di parentela e dalla vulnerabilità della vittima: la sentenza il 3 marzo
Si avvia verso la conclusione il processo per l’omicidio di Santina Delai, la 78enne uccisa nella sua abitazione di Puegnago del Garda la mattina del 7 febbraio 2024. In aula, il sostituto procuratore Ines Belleri ha chiesto la condanna all’ergastolo per il figlio Mauro Pedrotti, operaio di 58 anni, il quale ha ammesso fin da subito la propria responsabilità.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe pianificato il delitto al termine di un periodo segnato da forti contrasti familiari, un quadro aggravato, per la Procura, dal rapporto di parentela con la vittima e dalla condizione di particolare vulnerabilità della donna.
Pedrotti avrebbe agito nelle prime ore del mattino, attorno alle 5.30, strangolando la madre prima con le mani e poi, dopo averla fatta cadere a terra, utilizzando un foulard per circa otto minuti. Dopo l’omicidio, l’uomo avrebbe cercato di depistare le indagini simulando una rapina: alcune stanze dell’abitazione furono messe sottosopra prima che Pedrotti si recasse al lavoro a Manerba, dove timbrò regolarmente il cartellino. Poco dopo, tra le 6.40 e le 6.41, tentò due volte di chiamare la madre al telefono, senza ottenere risposta. Rientrato a Puegnago, dopo aver finto di scoprire il corpo senza vita della donna diede l’allarme contattando il proprio datore di lavoro, mentre l'indomani in caserma confessò di aver inscenato la rapina e di essere l’autore dell’omicidio.
Le parole pronunciate dall’imputato, sia subito dopo i fatti sia durante la sua deposizione in aula, hanno delineato un movente legato ai rapporti familiari e al controllo esercitato dalla madre sulle sue scelte di vita: una versione questa che la difesa, affidata all’avvocato Giovanni Brunelli, utilizza per escludere la premeditazione. Secondo il legale, si sarebbe trattato di un gesto improvviso, maturato in un momento di perdita di controllo, e non di un delitto pianificato. Per questo è stata chiesta una condanna compresa tra i 21 e i 24 anni di reclusione, con il riconoscimento di attenuanti ritenute equivalenti o prevalenti rispetto alle aggravanti.
Terminata l’esposizione delle tesi da parte dell’accusa e della difesa, è stato infine disposto il rinvio dell’udienza al 3 marzo, quando si svolgeranno le repliche finali, la riunione in camera di consiglio e la pronuncia della sentenza.