Emergono novità importanti nell'ambito del processo per l’omicidio del gioielliere Carlo Mortilli, ucciso nel 1997 nel parcheggio del West Garda a Padenghe durante una rapina.

Un nuovo approfondimento tecnico ha infatti fornito elementi che rafforzano in modo significativo la posizione dell’accusa nei confronti di Alessandro Galletta, 53 anni, oggi imputato.

A illustrare quanto scoperto, come riportato dal Giornale di Brescia, è stato il genetista Carlo Previderè, incaricato di valutare la validità delle analisi svolte nel 1999 dai carabinieri del Ris su una calza da donna trovata sulla scena del crimine. La conclusione dell’esperto non lascia molti margini di dubbio: "Anche nell’ipotesi più favorevole alla difesa, la possibilità che il Dna repertato nella calza da donna esaminata dal Ris nel 1999 sia di una persona diversa dall’imputato è una su 689 milioni".

Quella calza, ritenuta parte del travestimento usato da uno degli aggressori, è tornata dunque al centro dell’attenzione, stavolta con il supporto di tecnologie più avanzate e valutazioni statistiche aggiornate. Lo stesso Previderè ha infatti sottolineato: "Il supporto statistico mostra come estremamente forte la possibilità che l’imputato abbia generato tale reperto, rispetto ad un’ipotesi alternativa di esclusione".

Il nome di Galletta emerse solo anni dopo l’omicidio, quando il suo profilo genetico, registrato in seguito a un arresto nei primi anni Duemila, venne confrontato con i campioni conservati nella banca dati. In quegli anni, Galletta era legato a una delle due persone già condannate per il delitto, Marcello Fortugno e Fabio Cosoleto, i quali spararono a Mortilli del tentativo di impossessarsi della valigetta contenete orologi di lusso.

Tutto si deciderà il 14 ottobre, giorno in cui le parti torneranno in aula per l’ultima volta così da chiudere le discussioni e conoscere finalmente il verdetto.