Omicidio di Nerina Fontana: per Andreoli "pochi ricordi confusi" e "una sensazione di schifo e vergogna"
Il racconto dei fatti emerso in Corte d'Assise: disposta per il 47enne una perizia psichiatrica
è comparso davanti alla Corte d'Assise di Brescia Ruben Andreoli, il 47enne a processo per l'omicidio della madre Nerina Fontana, uccisa a calci e pugni il 15 settembre 2023 al culmine di un litigio presso la loro abitazione di Sirmione.
Come raccontato dallo stesso Andreoli, a circa un anno e mezzo dal terribile episodio i ricordi sarebbero pochi e confusi, ma prevarrebbe in lui una sensazione "di schifo e vergogna" per quanto accaduto.
Come già emerso nelle ore successive all'omicidio, tra i due si sarebbero generate una serie di situazioni che hanno compromesso irrimediabilmente il rapporto (in particolare per il rapporto e i piani futuri con la moglie) fino al raptus di violenza che aveva visto Andreoli colpire ripetutamente la madre 72enne con pugni e calci per poi sbatterle la testa contro il pavimento, il tutto sul balcone di casa di fronte alla vicina che aveva lanciato l'allarme. Tragedia che si sarebbe verificata dopo una serie di eventi "scatenanti" che hanno minato l'equilibrio psico-emotivo dell'uomo, come la morte del padre nel 2015 e nel 2018 del figlio e della suocera.
"Ricordo solo di averle dato una sberla, di averla portata fuori sul balcone, poi più nulla", ha raccontato l'imputato alla Corte, che ha disposto per lui una perizia psichiatrica.
"Il mio assistito - ha dichiarato infine l'avvocato difensore Marco Capra - ha risposto in modo che a mio parere è credibile. Ma prima ancora che relativamente alla ricostruzione, dai dati portati in aula da un altro testimone, è apparso chiaramente che il movente non è di natura economica".