Maggioni: «Il Garda resta pieno, ma i turisti spendono meno»
Alberghi, campeggi e case vacanze mantengono buoni livelli di occupazione. Soffrono ristoranti, bar, negozi, noleggi. Crescono britannici e brasiliani
Il lago di Garda continua a essere la principale destinazione turistica del Bresciano, ma dietro ai numeri delle presenze comincia ad affiorare qualche segnale di difficoltà. Le strutture ricettive reggono, mentre una parte importante dell’economia che ruota intorno alle vacanze, dalla ristorazione al commercio, deve fare i conti con ospiti più prudenti nelle spese.
A descrivere la situazione è Andrea Maggioni, presidente di Assoturismo Confesercenti Lombardia e operatore turistico di Salò: «Il tasso di occupazione di alberghi, case vacanze e campeggi non è lontano da quello del 2025. A registrare una contrazione significativa sono invece ristoranti, bar e negozi».
Il Garda, dunque, continua ad attirare visitatori, ma la vacanza cambia forma. Si parte ugualmente, si prenota il soggiorno, però si rinuncia più facilmente a una cena fuori, a un aperitivo o a qualche acquisto. Un comportamento che pesa soprattutto sulle attività dei centri rivieraschi, dove buona parte del fatturato estivo dipende proprio dalle spese sostenute oltre al pernottamento.
Il Garda resta il motore del turismo bresciano
I dati del 2025 confermano la centralità del Benaco: oltre 2,3 milioni di arrivi e quasi 9,1 milioni di presenze, pari a più del 72% dell’intero movimento turistico provinciale. La permanenza media è stata di 3,91 notti, con Sirmione, Limone sul Garda, Desenzano, Manerba e San Felice del Benaco ai primi posti per numero di pernottamenti.
Anche l’avvio della stagione 2026 ha restituito indicazioni positive. Tra la fine di marzo e il 25 giugno, l’occupazione media delle strutture ha raggiunto il 75,1%, due punti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le prenotazioni per la seconda parte della stagione risultavano inoltre in anticipo del 13%.
Numeri solidi, che tuttavia non raccontano completamente ciò che accade fuori da hotel, campeggi e appartamenti. La presenza fisica dei turisti non si traduce più automaticamente nella stessa capacità di spesa del passato.
Tedeschi e italiani non rinunciano alla vacanza, ma riducono gli extra
Secondo Maggioni, la frenata non dipende principalmente dai prezzi praticati sul territorio, ma dalle difficoltà economiche che interessano i due mercati di riferimento del Garda: quello tedesco e quello italiano.
«Il tema vero è il potere d’acquisto. Sul Garda il movimento turistico è composto per il 40% da tedeschi e per il 30% da italiani e sappiamo bene che in entrambi i Paesi ci sono problemi di capacità di spesa. Tedeschi e italiani non mancano, ma non spendono: un aperitivo in meno, una cena in meno, un acquisto in meno... Non solo: considerati i costi della benzina, si registra una forte contrazione, ad esempio, nel noleggio di barche, che consumano molto più delle automobili».
La riduzione delle uscite interessa quindi anche una delle esperienze più caratteristiche offerte dal lago: la navigazione da diporto. Il costo del carburante rende più impegnativo il noleggio di un’imbarcazione e spinge una parte dei visitatori verso attività meno costose.
Aumentano britannici e brasiliani
Accanto alle difficoltà dell’indotto emergono alcuni cambiamenti nella composizione dei flussi internazionali. Il Garda continua a parlare soprattutto tedesco, ma stanno diventando più visibili visitatori provenienti da mercati differenti.
«Si nota una presenza sempre più significativa di turisti provenienti dal Regno Unito e dal Brasile».
La crescita dei britannici trova riscontro anche nei dati sull’inizio della stagione, che indicano un incremento del 5% degli arrivi dal Regno Unito. Sono aumentati inoltre i visitatori dagli Stati Uniti e dalla Polonia, confermando la capacità del Garda di intercettare una platea internazionale sempre più ampia.
Si è invece ridimensionato il turismo proveniente dai Paesi arabi, protagonista di una forte crescita nel corso del 2025. A incidere sono soprattutto le difficoltà nei collegamenti con quell’area.
«Le ragioni sono ovvie – conclude Maggioni –: i collegamenti da e per quell’area funzionano a singhiozzo. Qualche saudita ed emiratino non manca, ma si tratta di famiglie che risiedono stabilmente in Europa».
Il quadro che emerge è quindi a due velocità: il Garda conserva la propria forza attrattiva e le strutture ricettive continuano a riempirsi, ma il territorio deve confrontarsi con turisti più attenti al portafoglio. La sfida non riguarda soltanto il numero degli arrivi, bensì la capacità di trasformare ogni soggiorno in valore diffuso per ristoranti, bar, negozi, servizi e attività legate al lago.