Nella giornata di ieri, venerdì 12 gennaio, Confagricoltura Brescia ha promosso, nell’ambito della Fiera agricola, artigianale e commerciale di Lonato del Garda, un convegno a tema “Formazione e competenze in agricoltura: cosa serve al mercato del lavoro di domani?” cui hanno preso parte il Presidente Giovanni Garbelli, il Senatore Paola Mancini, facente parte della Commissione Lavoro, gli assessori regionali Simona Tironi e Alessandro Beduschi, Roberto Caponi, direttore area Politiche del lavoro e a Michele Distefano, direttore di ForAgri.

Al centro del convegno il capitale umano, poiché formazione e competenze sono divenute sempre più decisive per mantenere competitive le aziende agricole. L’innovazione nel settore primario passa in primo luogo dalla formazione degli operatori e degli imprenditori. “La sfida di coniugare crescita produttiva e sostenibilità ambientale – ha affermato Garbelli - è infatti affidata alla ricerca e allo sviluppo scientifico. Questo ha profondamente modificato anche il mercato del lavoro in agricoltura, con la necessità delle aziende d’intercettare operatori con maggiori e più solide competenze, a cominciare da quelle digitali”. Secondo il leader di Confagricoltura Brescia l’obiettivo è ambizioso: avere un settore sempre più innovativa, forte e sostenibile. Per realizzare ciò “servono competenze, che non possono che arrivare dalla formazione. È necessario investire sui lavoratori, sugli imprenditori e sui dipendenti delle organizzazioni, ma anche sull’Amministrazione pubblica. La formazione è fondamentale anche per evitare la paura del cambiamento, timore che è molto spesso blocco all’innovazione”.

Nel corso del convegno anche l’attualità, per la protesta che gli agricoltori tedeschi e francesi stanno portando avanti in questi giorni. “Sappiamo che questa non è una fase facile – ha sottolineato Garbelli -, siamo vicini ai colleghi tedeschi e francesi, tutti noi sappiamo cosa vuol dire staccarsi da casa per giorni e andare a protestare. Oggi in Italia viviamo una stagione diversa, perché noi non siamo soli, a differenza loro, perché nonostante le difficoltà Governo e Regione ci sono particolarmente vicini”.

Garbelli ha poi invitato a non trascurare il saper fare italiano: “Oggi è più facile che un nostro ragazzo vada a raccogliere patate in Australia o fare il cameriere a New York piuttosto che mungere le vacche da noi. Il modello culturale che abbiamo passato ai giovani negli ultimi vent’anni mette in secondo piano la capacità di saper fare. Per porvi rimedio serve un lavoro a 360 gradi, perché lo scollamento tra generazioni mette a repentaglio il Made in Italy, che vuol dire anche produrre una forma di Grana o una bottiglia di Franciacorta”.