Torna l'allarme legato al mal d'aria nel bresciano in questo primo mese del 2024, caratterizzato da un'inversione termica che ha portato l'accumulo dei materiali inquinanti nell'aria della Pianura Padana, e ad alzare la voce è ancora una volta Legambiente Lombardia, che tramite una nota ha espresso le proprie perplessità rispetto alla situazione.

"I dati delle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria tracciano un quadro impietoso, in particolare nelle grandi aggregazioni urbane della pianura" sottolinea infatti l'associazione ambientalista, rimarcando come la concentrazione di polveri sottili superi "di dieci volte il valore guida per la salute umana raccomandato dall’OMS".

"Una vera e propria doccia fredda per una Regione che aveva da poco finito di esultare per i miglioramenti della qualità dell’aria registrati nel 2023, e che invece si conferma totalmente inadeguata a gestire l’attuale emergenza sanitaria da smog - dichiara l'associazione - Basti pensare che le misure di limitazione sono scattate solo lo scorso martedì, dopo ben sette giorni di progressivo e inesorabile accumulo di inquinanti".

Per quanto concerne poi l'area della provincia di Brescia, viene specificato come non sono previste limitazioni "per la banale motivazione che in una singola giornata, nell’arco di dieci giorni, la media delle misure delle centraline di tutta la provincia era risultata appena al di sotto della soglia critica. La conseguenza è che nella provincia di Brescia, dopo i due mesi di fermo invernale, dal 30 gennaio sono ripresi, senza alcuna limitazione, gli spandimenti di liquami zootecnici nei campi coltivati, ovvero il tipo di attività che maggiormente impatta sulla qualità dell’aria. E la conseguenza è che, puntualmente, le concentrazioni di polveri sottili stanno ora nuovamente peggiorando".

“Ormai sappiamo tutto sul come e da quali fonti inquinanti si genera l’inquinamento atmosferico in Pianura Padana - sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - . In particolare, sappiamo che le prime cause sono legate al traffico veicolare e alle emissioni degli allevamenti. Non ci sono più scuse per una Regione che pare disinteressarsi alla salute dei suoi dieci milioni di abitanti, e che non solo non interviene con misure incisive sulle cause strutturali della cattiva qualità dell’aria, ma non è nemmeno in grado di governare le situazioni di emergenza sanitaria, quali sono quelle di questi giorni, attraverso tempestive ed efficaci misure di limitazione del danno e quindi delle attività più inquinanti: chi governa la nostra regione è colpevolmente inadeguato ad affrontare la crisi ambientale”.