I pescatori benacensi dovranno attendere ancora per l'auspicata svolta in merito all'immissione di nuove uova di coregone nel Garda, non autorizzata ormai da tre anni dal Ministero della Transizione ecologica.

Una decisone questa che ricordiamo essere nettamente in contrasto con quanto stabilito sugli altri laghi lombardi, dove invece il coregone non è ritenuto specie alloctona, reale motivazione (nonostante le critiche dei pescatori) che ha portato al divieto.

La notizia delle ultime ore è che, con ogni probabilità, bisognerà attendere ancora sei mesi in seguito al nuovo rinvio della decisione, come spiegato in data odierna dal Bresciaoggi, rispetto alla paventata risoluzione della questione con la fine del 2023.

Pescatori benacensi che infatti non hanno lesinato critiche verso questa scelta da parte del Ministero, in considerazione del fatto che il coregone rappresenta il 70/80% del pescato sul Garda, oltre ad essere uno dei principali simboli dell'enogastronomia locale.

Anche Confesercenti si era esposta sulla questione, dichiarando attraverso una nota stampa come il divieto di immissione di nuovi esemplari "oltre a causare danni per l’economia locale e nazionale, mette a repentaglio l’ecosistema, ormai più che centenario, venutosi a creare nelle acque gardesane. È praticamente parte fondamentale della cultura enogastronomica del Garda e rappresenta il principale mezzo di sostentamento dei pescatori lacustri. Il coregone è anche cultura enogastronomica ed eccellenza".

Purtroppo, per i tanti professionisti attivi sul territorio, ci sarà ancora da attendere.