Con la fine della stagione turistica 2023 tornano d’attualità le problematiche di carattere immobiliare registrate da tempo sul territorio gardesano, ora più che mai vista l’apertura di un’altra stagione, ovvero quella della ricerca di un’abitazione per i benacensi, soprattutto i più giovani.

Ricerca che sta sempre più assumendo le sembianze di una vera e propria caccia al tesoro, considerato come famiglie, ragazzi e lavoratori debbano contendersi le poche soluzioni abitative rimaste tra centri storici e periferie, sempre più spesso caratterizzati da un’offerta prettamente improntata sugli affitti brevi.

L’esplosione di questo fenomeno rappresenta infatti una delle principali motivazioni della progressiva scomparsa di affitti a lungo termine, evidentemente meno remunerativi rispetto ad un contesto turistico, per il quale si registrano prezzi sempre più in aumento per gli ospiti che desiderano godersi un soggiorno tra le principali località affacciate sul lago.

Monolocali, bilocali e trilocali disponibili per una permanenza di lungo periodo a prezzi "medi" sono ormai merce sempre più rara, e già diverse realtà ed esponenti del territorio ne stanno denunciando da tempo le pesanti ripercussioni dal punto di vista delle singole comunità. Emblematiche infatti erano state le dichiarazioni del sindaco di Arco Alessandro Betta, il quale aveva tuonato diverse settimane fa come "Di questo passo non avremo più centri abitati, ma centri commerciali del turismo".

Il tutto accompagnato da ulteriori ricadute negative sul territorio, come ad esempio la sempre più evanescente coscienza di comunità all’interno dei centri storici, dove gli incontri dei residenti per strada o al bancone del bar di fiducia stanno lasciando ormai spazio alle passeggiate dei turisti tra un gelato e una pizza al taglio. Basta anche solo un giro mattutino tra le vie del centro di Desenzano, Salò, Manerba, Sirmione, Riva e tante altre località per comprendere il radicale cambiamento verso il quale stiamo navigando (ormai già da tempo) a vele spiegate e con il vento in poppa.

A subire in particolare questo fenomeno sono soprattutto due categorie: i giovani e i nuovi lavoratori. I ragazzi nati e cresciuti sulle sponde del Garda sono infatti ormai circondati da un contesto di estrema incertezza e difficoltà per quanto concerne la ricerca di un’abitazione, con la voglia di indipendenza dal nucleo familiare che si scontra violentemente con una realtà dai costi sempre più irraggiungibili rispetto agli stipendi odierni.

E, allo stesso modo, anche i lavoratori “stranieri” spesso rinunciano ad un’assunzione sul Benàco a causa delle difficoltà di trovare casa, che se anche viene individuata crea apprensione proprio per la spesa economica che ne consegue. Esemplare è l’allarme lanciato dal sindaco di Gavardo Davide Comaglio, il quale ha manifestato preoccupazione per la mancanza di alloggi disponibili nei confronti degli operatori sanitari attivi presso l’ospedale, dove in tanti si sono trovati costretti a rinunciare all’incarico.

Insomma, se il territorio sta ormai raggiungendo i massimi livelli nazionali a livello turistico (almeno per i numeri... ci sarà tempo per pensare ai servizi?), l’impoverimento del tessuto storico-sociale delle comunità mette a serio rischio il mantenimento di quella che resta una delle vere ricchezze nostrane, vale a dire l’unicità della nostra secolare tradizione.