Il centrodestra consolida la propria leadership in Veneto con l'elezione di Alberto Stefani, esponente della Lega scelto per succedere a Luca Zaua alla carica di presidente della Regione con un risultato netto che lo porta oltre il 64% dei consensi. Il suo principale sfidante, Giovanni Manildo del centrosinistra, si è fermato poco sotto il 29%, mentre gli altri candidati sono rimasti distanti: Riccardo Szumski ha raccolto poco più del 5%, Marco Rizzo appena sopra l’1% e Fabio Bui non ha superato la soglia dello 0,5%.

A segnare questa tornata elettorale è soprattutto il dato storico dell’affluenza, che crolla di oltre 16 punti rispetto alla precedente consultazione. Per la prima volta, meno della metà degli aventi diritto si è recata alle urne: solo il 44,64% ha votato, contro il 61% registrato cinque anni fa.

Nel suo primo messaggio dopo la vittoria, Stefani ha espresso gratitudine e ha promesso un impegno immediato: "Grazie Veneti! Con grande emozione ho ricevuto l'onore di rappresentarvi. Sento dentro di me una forte responsabilità e anche una grande energia. Voglio essere chiaro: metterò al primo posto i bisogni delle persone e sarò presidente di tutti, anche di chi non mi ha votato. E, insieme alle forze della coalizione, che ringrazio, da domani sarò già al lavoro. Con occhi e cuore solo per il Veneto".

La distribuzione dei seggi in Consiglio regionale riflette il quadro emerso dalle urne: la Lega conquista 19 rappresentanti, mentre il Partito Democratico ne ottiene 9. Fratelli d’Italia entra anch’esso con 9 seggi, Forza Italia con 3. Le liste collegate a Szumski ottengono 2 seggi, così come Alleanza Verdi e Sinistra, mentre Uniti per Manildo, M5S, Udc, Liga Veneta e le liste civiche a sostegno di Manildo ne conquistano uno ciascuna. Nessun eletto per Popolari per il Veneto, Democrazia Sovrana Popolare, Volt, Pace Salute Lavoro e Noi Moderati. A livello territoriale, Verona, Padova, Treviso, Vicenza e Venezia eleggono 9 consiglieri ciascuna, mentre Rovigo e Belluno ne portano 2 per provincia.