Il Coordinamento Presidio 9 Agosto torna ad alzare la voce sulla delicata questione del depuratore del Garda, come avviene ormai da oltre due anni, in seguito alla convocazione lo scorso 7 settembre della cabina di regia tenutasi alla presenza del prefetto e Commissario straordinario Maria Rosaria Laganà, il viceministro all’Ambiente e Sicurezza Energetica Vannia Gava, e la senatrice Maria Stella Gelmini, Presidente della Comunità del Garda.

"Ancora una volta - viene spiegato attraverso una nota diffusa nelle ultime ore - va denunciata la clamorosa ed indegna esclusione dalla cabina di regia da qualsiasi processo decisionale, da parte di coloro che saranno più direttamente interessati dall'assurdo progetto di trasferimento dei reflui fognari prodotti dai Comuni della sponda bresciana del Garda: le comunità abitanti lungo il Fiume Chiese ed i loro rispettivi Sindaci".

Le dichiarazioni emerse dall'incontro, secondo quanto descritto dal Coordinamento, "contraddicono palesemente l'impegno assunto Io scorso 3 aprite dal Ministro dell'Ambiente, on. Prof. Gilberto Pichetto Fratin, al termine dell'incontro tenutosi in presenza con una delegazione del Presidio 9 Agosto. In quell'occasione infatti il Ministro aveva concluso assicurando che avrebbe provveduto a convocare quanto prima possibile - al fine di saggiarne le attuali volontà circa il mantenimento oppure il superamento del Protocollo d'Intesa stipulato nel dicembre 2017 e, di conseguenza, circa la permanenza o meno dell'istituzione commissariale - i rappresentanti di Regione Lombardia, di Regione Veneto e della Provincia autonoma di Trento, ossia dei tre territori interessati, direttamente o indirettamente, dalle opere di rinnovo e di trasformazione degli impianti deputati alla depurazione dei reflui fognari raccolti nella massima parte dei comuni benacensi".

Il dito viene puntato, come già spiegato in passato, su quella che viene ritenuta la necessità di "rimettere in discussione i contenuti dell'accordo del 2017, i quali necessitano senza dubbio di una profonda revisione alla luce di un panorama drasticamente mutato, in particolare sotto l'aspetto sociale ed economico".

"Questa situazione alimenta in noi il concreto timore che le (poche) risorse destinabili ai progetti di vera tutela ambientale, di prevenzione e cura del dissesto idrogeologico, di contenimento degli effetti della crisi climatica, finiscano per essere dirottate su un progetto abnorme, insensato, ambientalmente devastante, economicamente insostenibile.

Per questo quanto emerso viene considerato dalle varie realtà coinvolte nella protesta "l'ennesimo oltraggio nei confronti delle stesse Istituzioni regionali costrette ad assistere passivamente ad una riunione svoltasi ancor prima della loro audizione avanti il Ministro Pichetto Fratin - nonché delle Istituzioni provinciali, in special modo bresciane, la cui volontà è stata ancora una volta bellamente ignorata".

Infine, il Coordinamento annuncia quindi "una mobilitazione forte, che veda coinvolta la società civile, le associazioni ed i gruppi da anni impegnati in questa vicenda, i Sindaci e le Amministrazioni locali nonché tutte le realtà territoriali alle quali sinora é stato impedito di svolgere i propri ruoli, nonostante la gravissima minaccia di danno
irreparabili che su di essi incombe
".