Delitto di Puegnago, presentato il ricorso contro la condanna all'ergastolo di Pedrotti
La difesa contesta la premeditazione e chiede le attenuanti generiche per il 59enne condannato in primo grado per l'omicidio della madre Santina Delai
La difesa di Mauro Pedrotti punta a ottenere una revisione della condanna all'ergastolo inflitta in primo grado per l'omicidio della madre, Santina Delai. Nelle scorse ore, come spiegato dal Bresciaoggi, è stato infatti formalizzato davanti alla Corte di Assise di Appello di Brescia il ricorso con cui il legale dell'imputato chiede una nuova valutazione di alcuni aspetti della sentenza pronunciata nel marzo scorso.
La vittima, 78 anni, era stata trovata senza vita nella sua abitazione il 7 febbraio 2024, e secondo quanto accertato nel processo di primo grado, la donna era stata strangolata dal figlio 59enne residente a Puegnago del Garda.
Nelle motivazioni della sentenza, depositate il 27 maggio, i giudici avevano riconosciuto le aggravanti della premeditazione e del vincolo di parentela, escludendo invece la concessione delle attenuanti generiche.
Con l'atto d'appello, l'avvocato Giovanni Brunelli contesta anzitutto la sussistenza della premeditazione: a suo avviso, gli elementi valorizzati nel giudizio di primo grado – tra cui alcune ricerche effettuate su internet, i comportamenti tenuti con una vicina di casa e con il datore di lavoro, una telefonata alle onoranze funebri, le dichiarazioni rese durante l'interrogatorio e una presunta confidenza a una conoscente – non dimostrerebbero l'esistenza di un proposito omicida maturato e mantenuto nel tempo, ma sarebbero invece compatibili con un gesto non pianificato.
Il ricorso affronta inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, con la difesa che richiama l'incensuratezza dell'imputato, la confessione resa poche ore dopo i fatti, la collaborazione fornita agli investigatori, il pentimento manifestato nel corso del processo e la condotta di vita tenuta prima del delitto, ritenuta positiva sia sotto il profilo lavorativo sia familiare.
Sulla base di queste argomentazioni, la difesa chiede alla Corte di Assise di Appello di escludere l'aggravante della premeditazione, riconoscere le attenuanti generiche e rideterminare conseguentemente la condanna.