La Corte d’Assise di Mantova ha depositato le motivazioni della sentenza del 6 marzo scorso relativa alla condanna a 20 anni di reclusione per Dumitru Stratan, il 36enne che uccise la sua ex fidanzata ucraina di 23 anni Yana Malaiko per poi nasconderne il cadavere nelle campagne di castiglione delle Stiviere.

Come descritto i giudici hanno escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo al contrario un delitto “con dolo d’impeto” maturato e consumato in pochi istanti, durante un’accesa discussione tra i due.

La distinzione operata dalla Corte si fonda sulla differenza, giuridicamente significativa, tra premeditazione – intesa come radicamento costante e protratto nel tempo della volontà omicida – e mera preordinazione, ossia il semplice allestimento dei mezzi minimi necessari all’esecuzione immediata del delitto. I giudici hanno ritenuto insufficienti a provare la prima l’episodio delle minacce pronunciate da Stratan la notte del 15 gennaio al bar della sorella Cristina, né le presunte “prove generali” eseguite nei giorni successivi, come la rimozione – mai dimostrata – della telecamera nell’ascensore del palazzo in cui la giovane era ospitata.

Nella ricostruzione del delitto, Yana si era recata la sera del 19 gennaio nell’appartamento di Cristina, convinta dall’ex di doverle restituire il cagnolino Bulka. Poco dopo, secondo la Corte, Stratan l’avrebbe seguita nella camera da letto al culmine di un diverbio in cui la ragazza gli aveva confermato di avere un altro fidanzato. In un impeto di rabbia, l’avrebbe soffocata, colpendola al viso e al capo, per poi insaccarne il corpo in un piccolo trolley, rinvenuto il 1° febbraio nelle campagne tra Castiglione delle Stiviere e Lonato del Garda sotto una catasta di legna e fogliame.

I giudici hanno inoltre sottolineato “l’evidente improvvisazione” delle azioni di occultamento: l’uso di un trolley insufficiente a contenere interamente la vittima, l’impiego di cellophane, lenzuola e plaid già presenti in casa, oltre alla cancellazione, sullo smartphone di Stratan, di fotografie e messaggi che documentavano la loro relazione. La condotta post-delitto, che ha incluso anche la confessione spontanea alla sorella e a un amico, è stata giudicata incoerente con un piano omicidiario accuratamente progettato.

L’esclusione della premeditazione ha permesso all’imputato di beneficiare del rito abbreviato e di uno sconto di pena di un terzo, scongiurando l’ergastolo richiesto dal pubblico ministero Lucia Lombardo. La famiglia di Yana, rappresentata dall’avvocato Angelo Lino Murtas, ha espresso profondo dolore e rabbia: il padre Oleksandr ha dichiarato che “nessuna donna è al sicuro in Italia con questa sentenza” e ha annunciato il ricorso in appello.