Bedizzole, inchiesta sul traffico illecito di rifiuti: due arresti e impianto sequestrato
Ai domiciliari il titolare e un dipendente di un'azienda di recupero di materiali ferrosi: indagate16 persone e 12 società
Un presunto traffico internazionale di rifiuti diretto in Pakistan e in diversi Paesi europei è al centro dell'operazione condotta all'alba dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Brescia, affiancati dai colleghi di Milano, Bergamo, Mantova, Treviso, Vicenza e Caserta.
Su disposizione del gip del Tribunale di Brescia, che ha accolto la richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono state eseguite due misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti del titolare e di un dipendente di un'azienda di Bedizzole attiva nel recupero e nel commercio di materiali ferrosi, ritenuta dagli investigatori al vertice dell'organizzazione.
L'inchiesta coinvolge complessivamente 16 persone e 12 società operanti nei settori della gestione, del trasporto e dell'intermediazione dei rifiuti. Contestualmente ai provvedimenti cautelari sono state eseguite 14 perquisizioni e disposto il sequestro preventivo dell'impianto di trattamento rifiuti dell'azienda di Bedizzole.
Secondo l'accusa, il sodalizio avrebbe organizzato un sistema illecito per esportare rifiuti oltre confine, effettuando circa ottanta spedizioni verso il Pakistan e altri Stati europei, circostanza che ha fatto scattare l'accusa di traffico transnazionale di rifiuti.
Le indagini hanno preso avvio nel febbraio 2023, in seguito a un controllo eseguito al porto di Genova dal Noe insieme all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: in quell'occasione furono intercettati nove container diretti in Pakistan contenenti rifiuti, tra cui compressori provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche non sottoposti alle necessarie operazioni di bonifica e dichiarati falsamente come materiale usato o destinato al recupero.
Stando alla ricostruzione investigativa, il presunto sistema fraudolento si basava sul cosiddetto "giro-bolla": nei documenti i rifiuti risultavano transitare in un impianto per le operazioni di scarico o trattamento, mentre in realtà sarebbero stati inviati direttamente ai destinatari finali.
Le perquisizioni tuttora in corso sono finalizzate ad acquisire ulteriore documentazione per ricostruire i flussi dei rifiuti, i rapporti commerciali, gli eventuali profitti illeciti e verificare le responsabilità amministrative delle società coinvolte.