Affitti brevi, stop ai divieti dei Comuni: storica sentenza del Consiglio di Stato
Il Comune di Sirmione tra i primi a imporre restrizioni: bocciato il regolamento introdotto nel 2022 che aveva portato allo scontro con i gestori
Un braccio di ferro durato oltre tre anni risoltosi infine con una sentenza destinata a segnare il presente e il futuro della regolamentazione relativa agli affitti brevi.
Il Consiglio di Stato mette infatti un freno ai regolamenti comunali in materia di locazioni turistiche in forma non imprenditoriale con la sentenza n. 2928/2025 che ha visto protagonista il Comune di Sirmione, scontratosi da tempo con un gruppo di property manager operanti sul territorio supportati dall'AIGAB, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi.
Una vicenda questa nata a seguito dell'introduzione a inizio 2022 del nuovo regolamento comunale che prevedeva più stringenti requisiti qualitativi che case e appartamenti vacanze dovevano rispettare per essere giudicati adeguati alle finalità turistiche, prescrizioni maggiormente severe rispetto a quanto stabilito invece a livello nazionale e regionale.
Tra gli obblighi previsti contestati vi erano in particolare la messa a norma dello stabile, dovendo dedicare una stanza su quattro a persone disabili e avere a disposizione un posto auto a breve distanza per appartamenti fino a 55mq e 2 posti auto per ogni appartamento di metratura superiore.
Gli imprenditori, e in particolare una privata cittadina, avevano infatti presentato un Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica chiedendo l'annullamento del regolamento. In quella circostanza il TAR di Brescia aveva "erroneamente riconosciuto al Comune - si legge nella sentenza - il potere di chiedere la produzione, unitamente alla comunicazione di inizio attività, di documentazione ulteriore (...) e di vietare alla ricorrente la stipula di contratti di locazione a finalità turistica".
L'ultimo capitolo della vicenda ha però ora assunto un rilievo nazionale, visto che i giudici hanno stabilito come i Comuni non abbiano il potere di vietare o limitare le locazioni turistiche esercitate in forma non imprenditoriale, in quanto mancherebbe di fatto una chiara base normativa che attribuisca alle Amministrazioni questo genere di competenza.
Come infatti spiegato dal Consiglio di Stato, "Nel quadro normativo attuale, l’attività di locazione di immobili, anche a finalità turistica, che sia esercitata in forma non imprenditoriale, essendo un atto dispositivo dell’immobile, riconducibile al diritto del proprietario ed alla libertà contrattuale, non ricade nell’ambito dell’articolo 19 della legge n. 241 del 1990 e non è soggetto a poteri prescrittivi ed inibitori della pubblica amministrazione".